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View Full Version : The Lagend Of Zoccoman


zoccoman
07-06-2007, 18:34
ecco la storia sulla quale si fonda il mio nik name sono le prime 2 pagine
il mio sognio è scrivere un romanzo


Quella mattina Daniel aveva saltato, quelli che lui chiamava, i lavori forzati.
Infatti al mulino suo padre lo costringeva ad eseguire alcuni strazianti lavoretti come per esempio ruotare a mano il palo per orientare la pale al vento, mungere la mucca di nome Jane che tenevano solo perché, nei periodi più duri dell’ inverno, quando faceva freddo, le provviste finivano e la neve era troppo fitta per comprare un’ altra scorta,era l’unica fonte di cibo a portata di mano ma la cosa che odiava fare più al mondo era quando gli ordinava di aiutarlo a coltivare l’orto nel retro della casa appena sotto un albero di mandorle dal quale cadevano tutti quegli insettini tipici di quel tipo di pianta che gli cadevano in testa o dentro la camicia procurandogli un fastidio inimmaginabile, ma per convincerlo il padre gli diceva “appartieni ad una grande dinastia, figliolo,e nel caso tu venissi scelto devi saper fare di tutto te lo assicura il tuo vecchio” non conosceva con certezza il significato di quelle parole ma avevano un velo misto di mistero e saggezza che lo attiravano sempre come una forcina ad una calamita.
Daniel aveva anche una sorella più grande di lui di nome Veronica che si era sposata due anni addietro con un giovane di nome Jess, una volta sposati Veronica si era trasferita nell’ umile dimora dell’ uomo in un’altra città di nome Tummin City, non avevano nessun figlio in cantiere,almeno per il momento.
Se ne stava lì appollaiato come un uccellino al ramo nel suo posto preferito, un muretto pieno zeppo di rampicanti che lo facevano sembrare un piccolo balconcino degno di un re, sperava che suo padre non lo vedesse o lo avrebbe punito molto severamente.
Era tremendamente annoiato pensava a quello che avrebbe potuto fare se suo padre non fosse stato così fissato con quello stupido orto.
Ma doveva restare nascosto fino all’ ora di pranzo e, quando suo padre si fosse sentito troppo stanco per continuare a lavorare la terra, lui sarebbe sgattaiolato quatto quatto dal buco che aveva praticato nel muro fino a casa.





1
Aspettò lì un bel po’, poi finalmente suo padre si decise a tornare in casa, Daniel fu stupito da quella decisione improvvisa, e scattò in una corsa furiosa per arrivare dentro casa prima del padre.
Il buco era fantastico e soprattutto molto utile ma di certo passando attraverso l’orto avrebbe impiegato molto meno tempo, il cuore gli batteva forte per lo sforzo inatteso ma alla fine arrivò alla parte opposta del varco sotterraneo lo chiuse con il solito coperchio di legno di sua produzione che coprì a sua volta da un cumulo di foglie secche.
Si affrettò ad entrare dalla porta di servizio ed arrivò fino in cucina, la porta era stranamente aperta.
Correndo per la stanza afferrò una tovaglia, la distese sopra il tavolo, prese i bicchieri nell’apposito scaffale e li posò con noncuranza sulla tavolata.
All’improvviso si udì una voce – perché tanta fretta ragazzo- era quella di suo padre che lo aveva appena messo nel sacco proprio mentre stava per mettere al suo posto l’ultimo piatto –sta attento con quel coso, potresti romperlo- Daniel posò il piatto con una punta di amarezza, si voltò verso suo padre e disse –non ho mai rotto un piatto in tredici anni di vita, perché dovrei farlo adesso?- .
Suo padre ancora stranamente calmo lo guardò negli occhi –sai bene che il problema non è quello stupido piatto- rispose –perché non sei venuto ad aiutarmi nell’orto oggi?- disse anche se conosceva già la risposta –non mi andava, ecco tutto, sai bene che non ho mai avuto il pollice verde- disse il ragazzo prendendo il coraggio a due mani –già- rispose l’ agricoltore –proprio come tua madre-.
All’improvviso nella stanza calò il silenzio Daniel guardava basso, pentito della sua marachella disse –scusami, padre, non accadrà più- Fred, così si chiamava suo padre, guardò il figlio negli occhi; in essi si riscontravano due cose: il pentimento e la somiglianza con gli occhi neri della madre morta per via di un tragico incidente durante un viaggio, per dove non lo sa nessuno, almeno per adesso.
-Ok, ragazzo, sei perdonato ma domani ti voglio immancabilmente al mio fianco, dobbiamo piantare i cetriolini che ci ha gentilmente donato la madre del fabbro-.
Daniel annuì pensando completamente ad altro,-papà,io vado al lago perche devo dare…- per fortuna riuscì a trattenersi –a dare cosa?- disse il padre con tono assai brusco, - beh io devo dare … devo dare hai figli della signora Bath la loro palla, che hanno nuovamente fatto arrivare sul tetto di casa nostra- rispose Daniel felice di aver trovato una così convincente scusa.
In realtà Daniel andava al lago per dare da mangiare ad una tartaruga di nome Lemme alla quale si era affezionato tantissimo.
Aveva provato e riprovato a convincere il padre a fargliela portare dentro casa ma lui non voleva sentire ragioni, in verità neanche l’animale era una pasqua quando si parlava di uscire dalle fredde acque del fiume.



2

TheUnknownMaster
07-06-2007, 19:02
ecco la storia sulla quale si fonda il mio nik name sono le prime 2 pagine
il mio sognio è scrivere un romanzo


Quella mattina Daniel aveva saltato, quelli che lui chiamava, i lavori forzati.
Infatti al mulino suo padre lo costringeva ad eseguire alcuni strazianti lavoretti come per esempio ruotare a mano il palo per orientare la pale al vento, mungere la mucca di nome Jane che tenevano solo perché, nei periodi più duri dell’ inverno, quando faceva freddo, le provviste finivano e la neve era troppo fitta per comprare un’ altra scorta,era l’unica fonte di cibo a portata di mano ma la cosa che odiava fare più al mondo era quando gli ordinava di aiutarlo a coltivare l’orto nel retro della casa appena sotto un albero di mandorle dal quale cadevano tutti quegli insettini tipici di quel tipo di pianta che gli cadevano in testa o dentro la camicia procurandogli un fastidio inimmaginabile, ma per convincerlo il padre gli diceva “appartieni ad una grande dinastia, figliolo,e nel caso tu venissi scelto devi saper fare di tutto te lo assicura il tuo vecchio” non conosceva con certezza il significato di quelle parole ma avevano un velo misto di mistero e saggezza che lo attiravano sempre come una forcina ad una calamita.
Daniel aveva anche una sorella più grande di lui di nome Veronica che si era sposata due anni addietro con un giovane di nome Jess, una volta sposati Veronica si era trasferita nell’ umile dimora dell’ uomo in un’altra città di nome Tummin City, non avevano nessun figlio in cantiere,almeno per il momento.
Se ne stava lì appollaiato come un uccellino al ramo nel suo posto preferito, un muretto pieno zeppo di rampicanti che lo facevano sembrare un piccolo balconcino degno di un re, sperava che suo padre non lo vedesse o lo avrebbe punito molto severamente.
Era tremendamente annoiato pensava a quello che avrebbe potuto fare se suo padre non fosse stato così fissato con quello stupido orto.
Ma doveva restare nascosto fino all’ ora di pranzo e, quando suo padre si fosse sentito troppo stanco per continuare a lavorare la terra, lui sarebbe sgattaiolato quatto quatto dal buco che aveva praticato nel muro fino a casa.





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Aspettò lì un bel po’, poi finalmente suo padre si decise a tornare in casa, Daniel fu stupito da quella decisione improvvisa, e scattò in una corsa furiosa per arrivare dentro casa prima del padre.
Il buco era fantastico e soprattutto molto utile ma di certo passando attraverso l’orto avrebbe impiegato molto meno tempo, il cuore gli batteva forte per lo sforzo inatteso ma alla fine arrivò alla parte opposta del varco sotterraneo lo chiuse con il solito coperchio di legno di sua produzione che coprì a sua volta da un cumulo di foglie secche.
Si affrettò ad entrare dalla porta di servizio ed arrivò fino in cucina, la porta era stranamente aperta.
Correndo per la stanza afferrò una tovaglia, la distese sopra il tavolo, prese i bicchieri nell’apposito scaffale e li posò con noncuranza sulla tavolata.
All’improvviso si udì una voce – perché tanta fretta ragazzo- era quella di suo padre che lo aveva appena messo nel sacco proprio mentre stava per mettere al suo posto l’ultimo piatto –sta attento con quel coso, potresti romperlo- Daniel posò il piatto con una punta di amarezza, si voltò verso suo padre e disse –non ho mai rotto un piatto in tredici anni di vita, perché dovrei farlo adesso?- .
Suo padre ancora stranamente calmo lo guardò negli occhi –sai bene che il problema non è quello stupido piatto- rispose –perché non sei venuto ad aiutarmi nell’orto oggi?- disse anche se conosceva già la risposta –non mi andava, ecco tutto, sai bene che non ho mai avuto il pollice verde- disse il ragazzo prendendo il coraggio a due mani –già- rispose l’ agricoltore –proprio come tua madre-.
All’improvviso nella stanza calò il silenzio Daniel guardava basso, pentito della sua marachella disse –scusami, padre, non accadrà più- Fred, così si chiamava suo padre, guardò il figlio negli occhi; in essi si riscontravano due cose: il pentimento e la somiglianza con gli occhi neri della madre morta per via di un tragico incidente durante un viaggio, per dove non lo sa nessuno, almeno per adesso.
-Ok, ragazzo, sei perdonato ma domani ti voglio immancabilmente al mio fianco, dobbiamo piantare i cetriolini che ci ha gentilmente donato la madre del fabbro-.
Daniel annuì pensando completamente ad altro,-papà,io vado al lago perche devo dare…- per fortuna riuscì a trattenersi –a dare cosa?- disse il padre con tono assai brusco, - beh io devo dare … devo dare hai figli della signora Bath la loro palla, che hanno nuovamente fatto arrivare sul tetto di casa nostra- rispose Daniel felice di aver trovato una così convincente scusa.
In realtà Daniel andava al lago per dare da mangiare ad una tartaruga di nome Lemme alla quale si era affezionato tantissimo.
Aveva provato e riprovato a convincere il padre a fargliela portare dentro casa ma lui non voleva sentire ragioni, in verità neanche l’animale era una pasqua quando si parlava di uscire dalle fredde acque del fiume.



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E' un'idea molto ambiziosa, la storia è interessante perchè si allontana dalla vita comune, non farò il pignolo su alcuni punti ma se crechi consigli, aiuti, chiedemi ciò che vuoi, sono a tua completa disposizione. 10sur10

-The Unknown Master-