GokuSS488
30-08-2007, 17:57
Il governo cinese ha varato un provvedimento che vieta ai tibetani di reincarnarsi dopo la morte, a meno che il governo non abbia concesso l'autorizzazione apposita. Il dipartimento che regola gli affari religiosi ha affermato che il provvedimento "è un passo importante per istituzionalizzare il controllo della reincarnazione". La legge entrerà in vigore il mese prossimo.
Il motivo del provvedimento, che può essere visto a tratti assurdo, rientra nel piano di controllo dell'azione del Dalai Lama: la guida spirituale dei tibetani, infatti, giunto ormai alla soglia dei 72 anni, secondo la tradizione, con la morte lascerà il suo corpo e si reincarnerà in uno nuovo, in modo tale che il popolo del Tibet abbia sempre una guida. Ma poiché il Dalai Lama è in esilio in India da oltre 50 anni, non può "rientrare" in Cina per richiedere l'autorizzazione alla reincarnazione. In questo modo, di conseguenza, il governo cinese potrà avocare a sé la scelta del prossimo Dalai Lama, in base all'autorizzazione apposita rilasciata dal governo stesso.
Gli attivisti tibetani hanno giudicato "assurda" l'idea che il governo possa controllare ciò che accade nell'oltretomba, e che si tratta semplicemente di una mossa per gettare confusione nella tradizione tibetana.
Il Dalai Lama, che in base alla tradizione potrà controllare la propria reincarnazione, ha già affermato che non si reincarnerà in Tibet, proprio per sfuggire alla legge cinese. Tuttavia, secondo Paul Harrison, studioso di buddismo a Stanford, la questione potrebbe essere più complessa: il Tibet ha sempre avuto un Dalai Lama come guida unica. L'ipotesi che vi siano due Dalai Lama, uno "nominato" dal governo cinese e uno scoperto dai monaci buddisti, "sarà una questione molto calda". Tuttavia, secondo Tenzin Norgay, portavoce del Osservatorio tibetano sui diritti umani e la democrazia, saranno pochi i tibetani che accetteranno un Dalai Lama nominato dal governo cinese, poiché è assurdo che un partito ateo sia in grado di riconoscerlo secondo i mezzi che la tradizione buddista fornisce da oltre 600 anni.
Nel mondo vi sono circa 130 000 tibetani in esilio, soprattutto in India, Europa e America settentrionale. L'idea che il Dalai Lama possa reincarnarsi in un non-tibetano, dicono gli esperti, non è realizzabile.
La nuova legge in vigore dal 1 settembre prossimo, fa parte della tradizione di controllo della religione: basti pensare che in Cina esiste una Chiesa Cattolica Patriottica che sfugge al controllo del Vaticano e che nomina nuovi vescovi senza l'autorizzazione del Papa. Il nuovo provvedimento, secondo il governo cinese, serve a "preservare l'armonia sociale", una locuzione spesso usata per giustificare provvedimenti di materia etica, politica o economica.
Nel frattempo il Dalai Lama continua la sua azione per il Tibet: dopo avere rinunciato all'indipendenza per venire incontro al governo cinese, il Dalai Lama chiede più autonomia per il suo Tibet, e proprio in questa direzione si sono avuti incontri fra rappresentanti del Dalai Lama e il governo cinese.
fonte wikinews
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Il motivo del provvedimento, che può essere visto a tratti assurdo, rientra nel piano di controllo dell'azione del Dalai Lama: la guida spirituale dei tibetani, infatti, giunto ormai alla soglia dei 72 anni, secondo la tradizione, con la morte lascerà il suo corpo e si reincarnerà in uno nuovo, in modo tale che il popolo del Tibet abbia sempre una guida. Ma poiché il Dalai Lama è in esilio in India da oltre 50 anni, non può "rientrare" in Cina per richiedere l'autorizzazione alla reincarnazione. In questo modo, di conseguenza, il governo cinese potrà avocare a sé la scelta del prossimo Dalai Lama, in base all'autorizzazione apposita rilasciata dal governo stesso.
Gli attivisti tibetani hanno giudicato "assurda" l'idea che il governo possa controllare ciò che accade nell'oltretomba, e che si tratta semplicemente di una mossa per gettare confusione nella tradizione tibetana.
Il Dalai Lama, che in base alla tradizione potrà controllare la propria reincarnazione, ha già affermato che non si reincarnerà in Tibet, proprio per sfuggire alla legge cinese. Tuttavia, secondo Paul Harrison, studioso di buddismo a Stanford, la questione potrebbe essere più complessa: il Tibet ha sempre avuto un Dalai Lama come guida unica. L'ipotesi che vi siano due Dalai Lama, uno "nominato" dal governo cinese e uno scoperto dai monaci buddisti, "sarà una questione molto calda". Tuttavia, secondo Tenzin Norgay, portavoce del Osservatorio tibetano sui diritti umani e la democrazia, saranno pochi i tibetani che accetteranno un Dalai Lama nominato dal governo cinese, poiché è assurdo che un partito ateo sia in grado di riconoscerlo secondo i mezzi che la tradizione buddista fornisce da oltre 600 anni.
Nel mondo vi sono circa 130 000 tibetani in esilio, soprattutto in India, Europa e America settentrionale. L'idea che il Dalai Lama possa reincarnarsi in un non-tibetano, dicono gli esperti, non è realizzabile.
La nuova legge in vigore dal 1 settembre prossimo, fa parte della tradizione di controllo della religione: basti pensare che in Cina esiste una Chiesa Cattolica Patriottica che sfugge al controllo del Vaticano e che nomina nuovi vescovi senza l'autorizzazione del Papa. Il nuovo provvedimento, secondo il governo cinese, serve a "preservare l'armonia sociale", una locuzione spesso usata per giustificare provvedimenti di materia etica, politica o economica.
Nel frattempo il Dalai Lama continua la sua azione per il Tibet: dopo avere rinunciato all'indipendenza per venire incontro al governo cinese, il Dalai Lama chiede più autonomia per il suo Tibet, e proprio in questa direzione si sono avuti incontri fra rappresentanti del Dalai Lama e il governo cinese.
fonte wikinews
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