Pipbo
11-02-2008, 19:40
Volevo parlare un po' del mito inteso da Platone ed eccomi qui, Non prendetemi per un genio se scriverò cose che ritenete complicate, i geni sono personaggi come Platone e Socrate.
Allora... Noi sappiamo che accanto alla forma dialogica e al metodo <<mobile>> del filosofare, una delle caratteristiche salienti dell'opera platonica è l'uso dei miti, ossia dei racconti fantastici attraverso i quali vengono esposti concetti e dottrine filosofiche. La motivazione ed il significato dell'utilizzazione platonica dei miti, costituiscono a tutt'oggi un argomento di dibattito fra gli studiosi. In linea generale - prescindendo dalle interpretazioni più estremistiche e riferendo i punti su cui la maggior parte degli autori manifesta fondamentalmente un accordo di base - si può dire che il mito, in Platone, riveste due significati fondamentali. In un primo senso (che vale per un certo gruppo nonché tipologia di racconti), il mito è di cui si serve il filosofo per comunicare in maniera più accessibile e intuitiva le proprie doti di interlocutore/retore. Da questo punto di vista il mito è un'escogitazione didattico-espositiva programmaticamente concepita ai fini della comunicazione intellettuale. In un secondo senso, sicuramente più profondo, il mito è un mezzo di cui si serve il filosofo per poter parlare di realtà che vanno al di là dei limiti cui l'indagine rigorosamente scientifica e razionale può spingersi. In altre parole, la filosofia, avendo a che fare con i problemi più alti e difficili della mente umana, si trova spesso ai confini del pensabile, cioé dinanzi a <<sentieri interrotti>>, per usare un'espressione del filosofo novecentesco Heidegger, che la costringono, se si vuole procedere nel pensiero, ad attraversare un altra via, che Platone individua nell'allusione mitica. Da questo punto di vista il mito è qualcosa che si inserisce nelle lacune della ricerca filosofica, permettendole, in taluni casi, di formulare una teoria verosimile, che, come tale, non è né una favole né una completa argomentazione pienamente dimostrativa, bensì qualcosa che pur essendo indimostrato e indimostrabile si può ragionevolmente ritenere vero. Possiamo anche notare che il mito platonico - nelle due accezioni distinte - abbia senso solo se visto in stretta interconnessione con il discorso filosofico, in rapporto al quale riveste un valore persuasivo o complementare; ciò non esclude che il mito possiede una sua certa profondità e ricchezza di rimandi, che nessuna lettura razionale di questo può totalmente esaurire. Aggiungerei che l'uso dei miti, se da un lato rende considerevolmente difficile l'interpretazione del pensiero platonico, poiché dobbiamo andare ad estrapolare ogni nascosto concetto e non si capisce bene dove inizi e termini la filosofia all'interno del testo, dall'altro lato conferisce al platonismo un aspetto inconfondibilmente suggestivo che ha contribuito, nel tempo, alla sua fortuna presso un pubblico più vasto e colto.
E' il mito proprio la forma di espressione platonica che mi ha colpito di più in assoluto. Splendido, accattivante, ma profondo e contornato di un immenso sapere. Voi, alla luce di quanto ho scritto, e che, Cristo santo, ora che lo vedo è tanto, cosa ne pensate?
(Se non l'avete capito, Platone lo adoro:))
A voi la parola.
Allora... Noi sappiamo che accanto alla forma dialogica e al metodo <<mobile>> del filosofare, una delle caratteristiche salienti dell'opera platonica è l'uso dei miti, ossia dei racconti fantastici attraverso i quali vengono esposti concetti e dottrine filosofiche. La motivazione ed il significato dell'utilizzazione platonica dei miti, costituiscono a tutt'oggi un argomento di dibattito fra gli studiosi. In linea generale - prescindendo dalle interpretazioni più estremistiche e riferendo i punti su cui la maggior parte degli autori manifesta fondamentalmente un accordo di base - si può dire che il mito, in Platone, riveste due significati fondamentali. In un primo senso (che vale per un certo gruppo nonché tipologia di racconti), il mito è di cui si serve il filosofo per comunicare in maniera più accessibile e intuitiva le proprie doti di interlocutore/retore. Da questo punto di vista il mito è un'escogitazione didattico-espositiva programmaticamente concepita ai fini della comunicazione intellettuale. In un secondo senso, sicuramente più profondo, il mito è un mezzo di cui si serve il filosofo per poter parlare di realtà che vanno al di là dei limiti cui l'indagine rigorosamente scientifica e razionale può spingersi. In altre parole, la filosofia, avendo a che fare con i problemi più alti e difficili della mente umana, si trova spesso ai confini del pensabile, cioé dinanzi a <<sentieri interrotti>>, per usare un'espressione del filosofo novecentesco Heidegger, che la costringono, se si vuole procedere nel pensiero, ad attraversare un altra via, che Platone individua nell'allusione mitica. Da questo punto di vista il mito è qualcosa che si inserisce nelle lacune della ricerca filosofica, permettendole, in taluni casi, di formulare una teoria verosimile, che, come tale, non è né una favole né una completa argomentazione pienamente dimostrativa, bensì qualcosa che pur essendo indimostrato e indimostrabile si può ragionevolmente ritenere vero. Possiamo anche notare che il mito platonico - nelle due accezioni distinte - abbia senso solo se visto in stretta interconnessione con il discorso filosofico, in rapporto al quale riveste un valore persuasivo o complementare; ciò non esclude che il mito possiede una sua certa profondità e ricchezza di rimandi, che nessuna lettura razionale di questo può totalmente esaurire. Aggiungerei che l'uso dei miti, se da un lato rende considerevolmente difficile l'interpretazione del pensiero platonico, poiché dobbiamo andare ad estrapolare ogni nascosto concetto e non si capisce bene dove inizi e termini la filosofia all'interno del testo, dall'altro lato conferisce al platonismo un aspetto inconfondibilmente suggestivo che ha contribuito, nel tempo, alla sua fortuna presso un pubblico più vasto e colto.
E' il mito proprio la forma di espressione platonica che mi ha colpito di più in assoluto. Splendido, accattivante, ma profondo e contornato di un immenso sapere. Voi, alla luce di quanto ho scritto, e che, Cristo santo, ora che lo vedo è tanto, cosa ne pensate?
(Se non l'avete capito, Platone lo adoro:))
A voi la parola.